L’intervista a Barbara Gaiardoni (pedagogista, scrittrice e Love Writer)

Mi racconti prima di tutto chi è Barbara Gaiardoni e cosa fa?

Adoro passeggiare nel verde, la Bontà delle piccole cose e dei gesti semplici: cucinare per gli affetti, leggere un libro, programmare un’uscita o un viaggio, coltivare il Mio Sogno.

Sono compagna, anche di un peloso a 4 zampe.

 

L’altruismo è stato, ahimè, il mio peggior difetto, il desiderio di ricerca il mio miglior pregio. 

“Non esistono ostacoli, ma sfide” è un mantra; la mia seconda pelle che mi ha protetta dai fallimenti.

 

Faccio la pedagogista free lance: mi occupo di dinamiche educative delle Famiglie (i plurali non sono un caso). Aspiro a crescere e a farmi spazio come Love Writer, scrittrice e scrivana degli affetti!

 

Dell’umano appoggio chi vale e chi si sa farsi valere, perché ha qualcosa da offrire, perché sente di servire e di essere utile. Non m’importa da dove venga, né quanti soldi possieda. Non mi faccio influenzare né dal genere né dall’aspetto. Non giudico il suo credo, tanto meno i suoi amori, ma tifo per la sua passione affinché abbia un posto in questa città, in questo paese: nel Mondo!

 

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Ho appena terminato la lettura del tuo “Meno male che Heidi c’è” e l’ho trovato meraviglioso.

Come è nata l’idea?

 

Nasce da un’esperienza e dal desiderio di raccontarla anche agli altri!

Come ti dicevo, faccio la pedagogista e il mio obiettivo era descrivere cosa fa un consulente pedagogico quando è chiamato a risolvere un disorientamento amoroso. Il libro presenta i contenuti trattati durante la consulenza con Alessandro Prisciandaro, pedagogista e consulente pedagogico, che mi ha seguita durante un periodo tosto della mia vita affettiva. Mi ero schifata delle cose che mi stavano capitando. Era arrivato il momento di cambiare rotta.

Io a Verona, lui a Palermo: “viaggiammo” di PC e webcam.

Quest’esperienza online è la testimonianza di un percorso possibile che tutti possono affrontare.

 

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Uno dei capitoli che mi è piaciuto di più è “Il cambiamento”, forse perché è quello che più descrive meglio anche il mio percorso personale e quello di questo blog. Per te cos’è realmente il cambiamento?

 

Un famoso ricercatore e psicoterapeuta scrive che “l’unica costante nella vita è il cambiamento”. Credo abbia ragione.

Diffidate di chi vi dice che non è così: è un segnale che ha una scarsa memoria e consapevolezza di sé.

Un problema si risolve solo se, una volta riconosciuti i propri errori, si farà il possibile per non ripeterli.

Cambiare è semplice, ma non è facile. Una cosa è certa… ci si sente forti del fatto che il passato è passato e che, da quel momento in poi, niente sarà più come prima.

 

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Quando ti ho incontrato abbiamo parlato tanto di scrittura e della sua importanza in forma terapeutica.

Chiunque, secondo te, può trovare la sua “autoterapia” attraverso la scrittura oppure bisogna avere una particolare predisposizione?

 

Narrare non so se è terapeutico. Di certo è “autoeducativo”, perché “tira fuori”, porta in luce cose che diversamente rimarrebbero nascoste. 

Chiunque può raccontarsi attraverso la scrittura. Conta definire le motivazioni e scegliere lo stile e gli strumenti con cui farlo.

Ricordi? Quando ci siamo incontrati ti ho raccontato del diario/agenda cartaceo personalizzato e flessibile, scritto rigorosamente con la penna: il bullet journal. Utilissimo anche per gli adulti…

È una tecnica che attinge da un metodo basato su un sistema di organizzazione: l’obiettivo è quello di implementare il tempo dedicato al ruolo professionale/scolastico con quello rivolto alle passioni/tempo libero e, in ultimo ma non da ultimo, agli affetti.

Siamo così distratti dalla società in cui viviamo, che non abbiamo più né il tempo né la tranquillità per prendere consapevolezza di ciò che ci accade. Quando ci sediamo a un tavolo per redigere un manoscritto, il nostro cervello imposta un atteggiamento diverso. Riflessivo. Concentrato. Selettivo.

Vivere Intenzionalmente significa saper togliere il peso delle cose in eccesso, per dirottare la concentrazione su quelle importanti.

 

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È stato più difficile per te, fino ad oggi, lavorare con i fanciulli o lavorare con gli adulti?

 

Occupandomi di dinamiche educative delle famiglie ho dovuto da subito occuparmi di entrambi. Il soggetto problematico, disagiato e/o disturbato non può essere educato se il suo problema viene scorporato dal contesto nel quale vive e cresce. Non è facile far passare questo metodo: ma quando il nucleo famigliare l’accetta, il successo è garantito.  È ormai assodato che la pedagogia è una scienza adatta per lavorare con entrambi.  L’educazione permanente è, infatti, riconosciuta come un processo che non coinvolge soltanto un’età definita, ma contempla l’intera vita della persona.

 

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Cosa significa essere una “love writer”? Senti una responsabilità particolare rispetto a chi ti chiede un aiuto per parlare d’amore?

 

La Love Writer non si occupa solo dell’amore ma degli affetti in genere. Si può essere affetti da un’amicizia, da un sogno nel cassetto, da una malattia o da un progetto…

Per una Love Writer è importante, nell’ambito della formazione e dell’educazione, motivare alla narrazione manoscritta. Nel contesto editoriale, invece, lavora affinché il proprio racconto serva, sia utile: perciò può essere una writer, una ghost o una copy.

Per una Love Writer conta far passare il messaggio che si può utilizzare la narrazione degli affetti, sempre.  Perciò, collabora con professionisti della comunicazione e delle arti in genere! Lavoro con videomaker. Graphic designer e performer teatrali. Spero in una collaborazione con dei musicisti visto che ho un passato di violinista!

Che dire di chi m’affida il proprio cuore per narrarsi? Scrivere è in sé una pratica responsabile. Farlo su commissione anche…che si parli d’amore o no. 

 

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I tuoi prossimi impegni lavorativi?

 

Ho dei progetti…ma preferisco non parlarne. Non si dice forse che il forno aperto non cuoce il pane? 😉

 

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Se ti volessi invitare a Brescia, per un evento, porteresti con te “Heidi” e tutte le belle cose che fai?

 

Certo che sì! La “Mia Heidi” sarebbe felice…E la vostra? :-